Apo Bias (1996)
Apo’ Bias
(con la violenza/forza)
prima pubblicaziopne in “Obtorto Collo”, autoproduzione a circolazione ridotta, 1996
In senso aristotelico: azione contraria all’ordine o alla disposizione naturale delle cose.
In senso moderno è la capacità di imporre la volontà che si radica sulla possibilità di ricorrere alla eliminazione fisica di ciò che l’ostacola.
def. violenza/forza
Modo di esercitare il potere attraverso lo scontro fisico. Lo scopo della violenza può essere la sottomissione come l’annichilimento. Corrisponde all’imposizione della volontà del migliore o del più forte senza alcun riguardo per la parte opposta. Nel termine greco i due significati sono fusi: forza e violenza sono due modi della vita omologhi: anche vita si dice bios.
Prima legge empirica della violenza
(Homo homini lupus + Darwin): implica che il mio/nostro patrimonio genetico è frutto di una selezione basata (principalmente) sulla violenza. Gli spartani e la rupe arpea non sono altro che la trasposizione (mitica) di questa verità.
segue:
Ogni uomo/donna è capace di violenza per predisposizione genetica.
Assioma autoevidente
La violenza può essere utilizzata in modo razionale o in base ad un impulso istintivo e può essere più o meno efficace. Per aumentarne l’efficacia se ne deve incanalare l’irrazionalità all’interno di analisi razionali: si deve trasformare la violenza in forza.
SPIEGAZIONE
Su piccola scala la violenza veniva scoraggiata nell’istintivo e proibita dalla morale (che la distingue dalla forza). Su larga scala (le nazioni, i popoli, le caste, i ceti, le tribù, le famiglie…) la violenza istintiva veniva incoraggiata, nel singolo combattente, in caso di utilizzo della stessa ai fini di interessi propri della comunità. La violenza quando delegata alla politica, all’economia e alle religioni prende il nome di “forza”.
Definizione: Guerra
La guerra, con le sue leggi, rappresenta la massima forma possibile di razionalizzazione della violenza. I meccanismi collaudatissimi che presiedono alla organizzazione di un episodio bellico contemporaneo (dalla logistica alla tattica, all’addestramento delle truppe) sono una delle propaggini più elaborate della razionalità umana quando tesa all’esercizio della forza.
La guerra si definisce attraverso la razionalizzazione dell’uso della violenza. Le leggi di guerra tendono all’utile, all’efficace, al deciso, al collettivo. E le guerre amplificano tragicamente l’inutile, l’inefficace, l’indeciso, il singolare, rendendoli manifesti e pericolosi. Da qui la distinzione tra legge ed economia di guerra e legge ed economia di pace.
Il supporto tecnologico della forza:
La guerra moderna tende a delegare l’uso della violenza a delle macchine, (al fine di completarne la trasformazione in forza), e a deprivare l’uomo sia della possibilità di sopravvivenza legata alla propria violenza sia della possibilità di verificare gli effetti della stessa su gli altri.
Il processo in atto in occidente, sin dalla definizione degli eserciti settecenteschi, mira ad espropriare della violenza l’uomo, e a porla nella macchina (armi, metodi di manovra, mezzi tecnici). Nel mondo occidentale si sta inoltre procedendo nel tentativo di eliminare la violenza anche dalla macchina, sostituendola con la forza. Questa è la ragione in virtù della quale mezzi d’arma che colpiscono indiscriminatamete ed in modo violento (gas, mine) vengono condannati dall’opinione pubblica, mentre si investe tempo e denaro su mezzi di distruzione che consentono la precisione, tendendo a definire la possibilità di colpire direttamente il potere politico (nelle persone) ed economico (negli interessi), attraverso l’identificazione e la distruzione di punti strategici (comunicazioni, sistemi d’arma, fabbriche, nodi logistici).
Il processo in atto in occidente tende quindi a contrapporre forza e violenza.
Prima osservazione:
E’ la meccanica della società occidentale a rendere i singoli sostituibili (nell’ambito della direzione politica ed economica) ma necessari (riguardo al consenso e alla responsabilità).
La violenza nella società avanzata:
La violenza, nella società avanzata occidentale è relegata a gruppi marginali (terroristi, criminali, ultras, gangs giovanili) oppure privata. Come tale si procede a combatterla, in quanto la violenza nella società della forza ha un effetto disgregante. Ad essa si contrappone la forza dello stato sia attraverso la legge che attraverso la volontà di chi ne controlla i meccanismi.
Nelle società nelle quali la transizione da violenza a forza non si è ancora imposta è ancora quest’ultima a costituire la base di meccanismi di aggregazione e di promozione sociale.
ESEMPIO: Un servente di un sistema d’arma missilistico convenzionale: per lui il nemico sarà un puntino su di un radar; la sua eliminazione un “bip” su di un monitor; la sconfitta la distruzione della macchina nella quale opera e (eventualmente) la propria morte.
CONTROESEMPIO: Un guerrigliero afgano: per lui il nemico è nemico di Dio, la sua uccisione un dovere morale, la propria sofferenza un privilegio e la propria morte al servizio di Dio la porta di ogni goria.
Segue: L’uomo (occidentale) futuro sarà sempre meno violento.
L’uomo (non occidentale) continuerà ad esserlo.
Al di fuori delle società avanzate la vita umana, che generalmente non influisce su fattori sociali attraverso il voto e quindi il consenso, né è preziosa in quanto artefice e consumatrice di benessere, vale pochissimo. Inoltre gli uomini al vertice non sono facilmente sostituibili in tali società senza intaccare il funzionamento della macchina stessa.
Tali società sono state controllate dall’occidente favorendo la violenza individuale (guerriglia, golpe, corruzione, guerra territoriale) anche attraverso l’esportazione di tecnologie altamente violente (mine, artiglieria, armi individuali) e il controllo all’esportazione di tecnologie atte all’utilizzo della forza (tecnologie missilistiche di precisione, aerei, virus informatici, sistemi di spionaggio).
Segue: Le società depresse si selezionano tutt’ora attraverso la violenza
Le società deboli sono violente, mentre quelle forti usano la violenza solo per interposta persona, al fine di controllarle, mantenendo il rigido controllo della forza.
Segue: Le società in via di sviluppo tendono all’uso violento della forza, pur non avendone, in parte, i mezzi. Per questo si trovano spesso ad usare come forza la violenza e a dirigerla all’interno.
ALTRE IDEE PRIVE DI CONCLUSIONE
La base sulla quale le società avanzate costruiscono il proprio dominio è quindi la forza economica e tecnologica. Entrambe le forze tendono ad essere restie a localizzarsi, identificandosi con una nazione o con un popolo. Gli interessi economici sono in genere coalizzati gli uni contro gli altri in modo sovranazionale, mentre sempre più spesso la tecnologia viene esportata in virtù di benefici economici, in paesi in via di sviluppo con forte accelerazione (Taiwan, Singapore, Messico). Sono sempre più spesso interessi sovranazionali a breve termine a dirigere gli obbiettivi della politica estera dei governi occidentali.
La tecnologia necessita di singoli, che alimentino attraverso le idee, le invenzioni, l’osservazione critica, il progresso della tecnica. Tali singoli vengono formati attraverso la cultura egemone, tecnologica e scientifica, in occidente. In questo modo tendono ad apprezzare il benessere garantito dall’occidente stesso e dai suoi modelli di vita e a vivere ed operare ove questi modelli di vita siano presenti.
Il deterrente:
Attraverso il deterrente nucleare si è imposto il concetto di limite superiore per l’utilizzo della violenza: la MAD (Mutual Assured Destruction). Finita l’era della MAD però l’arma atomica e la tecnologia atta a portarla a bersaglio assumono nuovamente la funzione di macchina per l’applicazione della forza. Quindi l’arma nucleare torna ad essere un’opzione, seppure pericolosa, utilizzabile su piccola scala. E’ questa la radice della prepotente iniziativa nucleare in Cina ed in Francia.
La decadenza:
Alcune grandi potenze hanno disceso la china del progresso dopo aver raggiunto lo stadio di potenze nucleari, lasciando sul mercato al migliore offerente tecnologie, armi avanzate e cervelli. E’ un fatto che tali mezzi sono stati per lo più accaparrati da paesi nei quali il concetto di forza e quello di violenza sono ancora molto vicini.
Il pericolo è evidente, irragionevole sarebbe sottrarre alle società mezzi per sopravvivere; altrettanto irrazionale confondere la sopravvivenza delle civiltà con la sopravvivenza degli uomini, almeno in modo stretto.
Appendice
I singoli nell’era della forza
Io, te, siamo ingranaggi non violenti all’interno di una macchina tesa all’utilizzo e al mantenimento della forza. In tale macchina, dietro il magro prezzo della frustrazione della volontà di potenza, ci viene garantito il benessere (o almeno la sua possibilità). Essendo i singoli i piccoli motori sui quali la macchina è stata costruita essa non può attaccarne gli interessi se non uno alla volta. La sua strategia è stata quella di privare progressivamente gli ingranaggi della consapevolezza del loro stato e delle leggi che governano il funzionamento della macchina stessa, dando loro in cambio l’impressione che la forza della macchina sia necessaria solo per difenderla dalla violenza interna ed esterna.
Il celamento della violenza è passato attraverso la sua rappresentazione: la violenza rappresentata, nel suo essere falsa, tende ad autoannichilirsi.
Segue: Di fronte alla vera violenza l’occidentale è sempre più impreparato, mentre altrove essa è parte della vita di tutti i giorni.
E’ necessario riscoprire la violenza ed accettandola ritornare alla volontà di trasformarla in forza, ma non più (o non solo) alla scala delle nazioni ma alla scala dei singoli ingranaggi.
Raggiunta la coscienza del meccanismo è necessario muoversi più veloce di ogni macchina e di ogni meccanismo per riconquistare il diritto ad essere uomini e, allo stesso tempo, animali.
Federico “il cane” Bonelli
Posted on Monday, December 14 2009
Author: admin
Filed under: Radio, mumbo jumbo, oltranzisms, radical
Tagged: filosofismi, oltranzismo, violenza
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