Marginalia: il post-fascismo e il professore
NOTE: I repost here a mumble I wrote on a thread appeared on facebook. Is in italian. Is about Italian situation and some historical considerations about the rise of Berlusconi-sm. Enjoy if you like to read italian...
Ultimamente e sempre piu’ spesso elementi dei partiti di governo italiani si mostrano pubblicamente con comportamenti di folclore neofascista.
Un corteo di studenti medi interrotto e caricato da ragazzotti con spranghe avvoltolate nel tricolore; un ministro della repubblica che fa il saluto romano alla festa dei carabinieri…
Ho visto ieri una cosa curiosa su You Tube: il video della presentazione di un libro a Milano, interrotta da professori e studenti dell’onda per contestare la ministro dell’istruzione. Alla fine la ministro, che nonostante avesse un microfono non ha neppure provato a confrontarsi con i suoi elettori/cittadini, si e’ alzata e e’ andata via. La cosa curiosa e’ che alcuni tra i presenti urlavano “Fascisti” ai manifestanti, mentre questi scandivano “VER-GO-GNA”.
Tra le varie dichiarazioni riportate in calce all’avvenimento dalla stampa brilla quella del L’Ex Sindaco di Milano Albertini, che ha detto che quelli che non permettono di parlare sono dei “fascisti rossi” e “i talebani della sinistra”. watch the clip here]
Questo uso “ad hoc” del termine “fascista” e’ indicativo di un pericoloso “scivolare” del suo significato, una cosa a mio avviso negativa, cui anche il pensiero di sinistra si lascia spesso andare. Ne approfitto per cercare di farMI chiarezza. Condivido questo mio tentativo per aprirmi alle vostre obiezioni e commenti, sperando di capirci di piu’ e di raggiungere qualcosa di interessante.
In genere sono d’accordo sul fatto che il termine “fascismo” sia appropriato, in un ambito colloquiale, per descrivere la situazione italiana, in quanto per me e’ un sinonimo storicamente accertato di “periocolose teste di cazzo la cui preoccupazione maggiore e’ rimanere al potere e mangiarsi tutto, dando ossequio ai poteri forti a discapito dei diritti delle persone e delle classi piu’ deboli e indifese”. A posteriori, questo e’ il significato che il termine ha aquisito dopo il ventennio e in virtu’ di quanto nel ventennio e’ successo. Un po’ come stigmatizzato da Pasolini in “Salo’:le 120 giornate di Sodoma”.
Sento quindi la tentazione di avallare il termine fascista=teasta di cazzo per descrivere la versione zoccole merda e cocaina del gran festino dell’italia di oggi.
Ma al di fuori del linguaggio un po’ facilone e volgare che possiamo usare tra noi, in cui “fascista” e’ un insulto dopo il quale si passa alle vie di fatto, la presenza mediatica dell’esteriorita’ fascista merita un approfondimento. E secondo me porta a ben altre conseguenze.
Partiamo da cosa e’ il fascismo.
Dunque Il Fascismo e’ stato:
“Un movimento politico italiano del XX secolo, rivoluzionario e reazionario, di carattere nazionalista, autoritario e totalitario, che sorse in Italia per iniziativa di Benito Mussolini alla fine della prima guerra mondiale.” [wikipedia] La definizione da wikipedia regge, anche se in genere ex-facto e’ meglio la voce della Treccani (a firma Mussolini e Gentile) che sostanzialmente dice la stessa cosa.
Ovviamente il termine ha una importante storia post-fascista. Quest’ultima influisce fortissimamente sulla sua semantica. Di regimi reazionari e autoritari, che hanno fatto largo uso di tortura e ogni forma di repressione politica in nome di “principi superiori di ordine morale o nazionale” se ne possono contare un bel po’ nel secolo passato e attuale, anche di molto piu’ cruenti dei quello del Duce.
In questo calderone vorrei includere soprattutto i regimi “sub-fascisti” sudamericani spalleggiati dalla CIA, dove SUB-FASCISTA e’ un termine coniato da Chomsky (Chomsky Noam; Herman Edward S. La Washington connection e il fascismo nel Terzo mondo. Vol. 1: L’economia politica dei diritti umani.. 2005, cit. in voce “Fascismo, Wikipedia).
Io credo che possa essere letta in termine di SUB-FASCISMO (proprio nel senso Chomskiano) gran parte della politica italiana dagli anni 50 ai ’90. Strategia della tensione, creazione di opposti schieramenti extraparlamentari da cotrapporre funzionalmente al rafforzamento dello staus quo, violenta repressione polizesca, rilascio controllato di sostanze intossicanti a fini di controllo sociale e corruzione, opera illegale dei servizi segreti sia per conto della CIA in ambito NATO che fuori da esso.
In questo senso le varie esternazioni recenti sui modi di controllare la protesta studentesca di uno dei motori occulti pricipali della cancrena italiana, Francesco Cossiga, sono perfettamente illuminanti.
Ritengo non sia piu’ sub-fascista ne’ nei mezzi ne’ nei fini la politica italiana di oggi.
Il Berlusconismo ha tratti peculiari, solo suoi. Principale su tutti l’abuso del linguaggio e la centralita’ semantica dell’immagine costruita a mezzo televisione. La politica Italiana di oggi e’ tutta piu’ o meno, in questo senso, debitrice dell’organizzazzione reale, pragmatica (e non teorica), dello stato totalitario nazionale. Berlusconi e’ un monarca al di la’ della legge piu’ che un dittatore totalitarista. Cesarismo, carattere reazionario diffuso, privilegio del dono e della corruzione come strumento di pressione politica, occupazione dello stato e delle sue macchine di propaganda, controllo sociale spietato e sovrapposizione tra beni personali e beni statali sono i caratteri del suo modo di concepire lo stato come “cosa sua”.
Il territorio di caccia per tutta la politica italiana e’ stato “la scena del Logos”, ovvero il panorama etico costituito dal ruolo del pensiero critico rispetto alla sociata’. E’ l’individuo con un senso etico della funzione dello stato e dell’economia colui che deve essere spezzato. In questo senso i piu’ terribili nemici del “sistema italiano” sono sempre stati personaggi e pensatori appartenenti alla categoria dei liberi pensatori, indipendentemente dal tentativo di accorparli a questo o a quel partito: da Montanelli a Pasolini.
Per questo il meccanismo di potere italiano ha usato la sistematica svalutazione della parola e del concetto razionale, lo svilimento della funzione educatrice della scuola, il voluto non insegnamento della storia contemporanea, la rimozione come strumento di controllo delle coscienze.
La demolizione del logos, del pensiero critico, dei fatti e della loro analisi, dell’etica indipendente, e’ la strada che consente a Berlusconi e alla sua controparte complice del Partito Democratico di governare un paese intero dal salotto di Bruno Vespa.
Sottovalutare questa classe dirigente e’ pericoloso. Eppure buona parte della cortina fumogena fatta di presenze mediatiche imbarazzanti per la loro idiozia e volgarita’ presenti nei media e nel presunto dibattito politico italiano ha proprio la funzione di spingerti a sottovalutarli. E’ la forza del sistema. E uso qui coscientemente il termine “Sistema” cosi’ come definito da Roberto Saviano in “Gomorra”. Quello che realmente governa l’italia.

L’ intervento dello stato (o della legge) all’interno dei meccanismi economici e di gestione dell’attivita’ economica stessa (bilancio, concorrenza e trust, funzionamento della giustizia civile) e’ impedito dalla burocrazia e dalla confusione con cui e’ stato impostato il diritto, al fine di favorire sistematicamente il piu’ forte.
Ma dunque quali sono gli insiemi di valori sui quali e’ stata selezionata l’attuale classe dirigente italiana?
Dai quadri al semplice “assunto con contratto a tempo indeterminato” l’intero sistema e’ impostato sulla benevolenza. Vince e passa avanti in caso di dubbio chi meglio asseconda la volonta’ del piu’ in alto nella scala delle benevolenze che emana dall’alto.
Tornando al punto di partenza, perche’ nei media, in questo inizio estate del 2009, si fa’ sempre piu’ strada l’uso improprio e strumentale del termine “fascista” quale generico insulto, da usare in un verso qualsiasi del vettore del dibattito, quasi un sinonimo dell’ormai ben piu’ offensivo “testa di cazzo”?
Il motivo e’ per nascondere il senso fattuale del termine, un senso che, se guardato da vicino la dice lunga dell’Italia di oggi.
Totalitarismo significa che solo uno decide per tutti e solo uno ha la possibilita’ di parlare e agire (tutto uno).
Ovviamente in uno stato totalitario coloro che occupano posizioni chiave nella trasmissione della volonta’ del superiore hanno, tramite di esso, un certo potere. Un potere che ha meccanismi caratterizzati dalla dialettica tra “benevolenza e sopruso” ben nota agli storici. In fondo la corte di Luigi XVI somiglia piu’ al mondo gossipparo e mediatico dell’imaginifico “Al Tappone” dello “stato centrale totalizzante e corporativo” voluto da Mussolini.
Nazionalismo significa che e’ la Nazione che, identificata nel suo insieme di stato, popolazione, confini e lingua, ha uno “status di esistenza” superiore al diritto delle sue singole componenti, singoli inclusi.
Per il nazionalista l’idea nazionale e’ il motore morale dell’organizzazzione dello stato. Come poi lo stato e i suoi meccanismi legali la mettano in pratica e’ in larga misura ininfluente. Il nazionalismo, che riteneva il diritto di sopravvivenza della nazione superiore allo stesso fascismo fu -e ricordiamocelo- anche il motore della deposizione di Mussolini nel 1943(1). Se poi Vittorio Emanuele III, “il gnappetta” agi’ come agi’ e porto’ l’Itlia alla guerra civile, non fu certo completamente colpa di coloro che come unica soluzione costituzionale avevano di riporre nuovamente il destino della “nazione” nelle sue mani incapaci e criminali.
L’italia di oggi non ha piu’ nulla di nazionalista in senso morale. Il termine “patria” e’ carta da culo da decenni, tanto che spesso viene voglia di rivalutarlo. In Europa non e’ meglio. L’idea illuminata di Europa pensata coerentemente da Spinelli e Rossi a Ventotene non e’ proprio simile a quel meccanismo fabbricatore di leggi ad aziendam del parlamento (euro)peo che afferma di esserne oggi l’espressione. Una ulteriore curiosita’: la stessa espressione “l’Italia agli Italiani” e’ tutt’altro che nazionalista, perche’ da un punto di vista nazionalista la direzione dell’avere e’ errata: sarebbe piu’ corretto “gli Italiani all’Italia”. La Nazione si serve non si possiede.
Arriviamo all’altro sostantivo pertinente alla definizione di “Fascismo”; al “reazionario”.
La politica di oggi e’ certamente ultra reazionaria. Avendo sussunto come unico metodo di lotta politica efficace il ricorso alla “leva emozionale metodica” riciclata dalla retorica della pubblicita’ e alla dottrina dialettica “creazione del bisogno-appagamento del bisogno” tratta dal consumismo universale.
Si potrebbe definire una propaganda reazionaria arcobaleno, che ha asservito ai suoi colori l’intera gamma della possibilita’ parolaia del post-moderno, in cui il pensiero e’ debole e il significato dimenticato.
Oggi la reazione si basa totalmente sull’appello al viscerale, non ha bisogno di concetti ma di immagini. Mai come oggi un Cristo finirebbe di nuovo in croce e un Socrate a bere cicuta.
Perche’ il reazionario di oggi pone l’individuo innanzi a tutto? perche’ l’individuo e’ solo un consumatore, rivestito di ideologie che cambiano con la moda a secondo della stagione, confinato nella propria cella di alveare o di prigione determinata da cio’ che consuma. Controllato dal sistema sociale fin nel disagio esistenziale. L’individuo; che deve consumare (in occidente) o produrre sottocosto (altrove).
Segue al progetto reazionario un’etica fasulla e ipocrita che e’ sempre di qualcosa: dell’azienda, del lavoro, del danaro. Beni ideologici ancora piu’ spendibili oggi di “Dio Patria e Famiglia” cari al reazionario tradizionale. Sono piu’ elastici, contingenti, amorfi. Ma servono lo stesso “status quo”.
I poteri forti attivi in italia sono totalmente reazionari: Mafia, Cattolicesimo, Massoneria. Si sono mangiati con buona pace dei pochi “svegli” e la complicita’ di molti l’intero piatto dell’anima italiana. Lo hanno certamente gia’ riscaricato in forma di feci sul tavolo del banchetto e presto inizieranno a rimangiarselo di nuovo. La transustanzazione orizzontale: merda che produce merda: ne’ l’oro dell’alchimista oro ne’ i fiori di De Andre’.
La componente “rivoluzionaria” della concezione fascista dello stato deriva dall’idea di smantellare quanto precedentemente costitui’ l’essenza dello stato medesimo, lo stato monarchico parlamentare. Propriamente fascista nel metodo farlo dall’interno. A Mussolini il via libera lo diede il Re nel 1922, come dire il capo dello stato. In fondo Napolitano sta’ facendo con lo stesso con lo psiconano. Lascio al mio casuale lettore il problema di capire se c’e’ qualcosa d’altro di “rivoluzionario” in questo senso nel berlusco-p2ismo mafio-massone di oggi. Certo non si tratta di un’immagine “folcloristica” della rivoluzione, tutta bandiere rosse, barricate e canzonette. Fa male pensare che l’unica rivoluzione italiana (finora) sia stata quella fascista. E si sia trattato di un “detournement”.
Dunque, il nemico di oggi, del e’ ancora un Leviatano? E’ un pericoloso criminale o un buffone?
Entrambi.
Vi vorrei rimandare a Hitler visto da Brecht, all’ Arturo UI, che vi vorrei far vedere nell’interpretazione dei primi anni ’90 fatta dal Berliner Ansamble con regia di Heiner Muller. Una piece che non riesco neppure a nominare senza avere i brividi.
Berlusconi e’ piu’ vicino a questo Hitler qui che a Mussolini. Un ridicolo pericolosissimo criminale comune. Il fatto che sia per lui piu’ facile usare il danaro, il ricatto e il controllo sui media che l’assassinio per conquistare e mantenere il potere non cambia il tipo di totalitarismo, e il suo carattere delirante. Non c’e’ una componente etica nel berlusconismo. Non c’e’ mai stata ne ci sara’ mai.
In questo quello di Berlusconi e’ piu’ simile al totalitarismo visionario di zio Adolfo che non al fascismo nazionalista di Mussolini, magari con componenti di farsa ancora maggiori. Certo dopo la guerra il Nazista con la sua mania dell’ uniforme non fa piu’ ridere, ma se si vuole Chaplin con “il grande dittatore” ci testimonia che per i coevi i nazisti avessero tratti di una comicita’ da far sganasciare.
Piu’ nazismo esoterico di quarta mano che nazionalismo italiano. Non a caso Berlusconi e’ un massone di alta tradizione opportunistica.
Forse per questo queste sedicenti guardie nazionali sentono di dovere assomigliare alle SA. Nel calderone dell’immaginario collettivo italiano, dove si gioca la gran battaglia di oggi hanno puntato su questa carta. Minus Habens.
E per questo ci dovremmo preoccupare molto: perche’ invece di suscitare risate, lancio di sterco e lazzi e una buona uscita a calci nel culo, hanno occupato i media. La divisa delle SA e’ oramai di nuovo parte dell’esistente. Cio’ che non si poteva concepire se non come scherzo assurdo e volgare ha ora l’unico genere di esistenza che veramente conta sulla scena politica italiana, quella mediatica.
Ci preoccupiamo o sdegnamo anziche’ ridere e reagire. Perche’?
Qui riconosciamo una direzione anche noi, seppure su posizioni antitetiche. Una direzione in cui i valori ci si confondono tra le dita. Ci stiamo forse preparando ad essere vittime di tali carnefici? Qualcuno probabilmente accarezza l’idea di somministrare di nuovo la medicina. Il “metodo Genova” ha finora funzionato benissimo.
Mi si obbiettera’ forse che l’italia di oggi non esce da una guerra come la prima guerra mondiale, manca il materiale umano per la repressione e non c’e’ nella societa’ la componente di violenza mistica dell’arditismo fiumano. E neppure dalla resistenza, con il suo mito dell’eroe stanco e del coriolano con la mitragliatrice sotterrata in giardino, oramai tutto esaurito in Pepponi e don Camilli. Ma scusate, avete visto come si vive e si muore a Napoli? Credete che in caso di bisogno alla manovalanza dell’omicidio non sia facile rimediare una divisa?
Forse e’ anche in questo piu’ simile alla situazione tedesca degli anni 30, una situazione economica e sociale perticolare, che porta all’eccitazione delle fantasie, all’ accettazione diffusa dell’ingiustizia e della violenza criminale, all’individuazione di categorie sociali inferiori su cui sfogare con rabbia frustrazione, pregiudizio e paura. Una situazione che facilmente diventa, in caso di crisi economica grave simile a quella Balcanica.
Su questo genere di meccanismi umani, coscientemente, in modo criminale e irresponsabile, fanno leva molti agitatori politici, in tutta europa. Il colore non conta, alla lega alla cosidetta “destra nazionale”, da Wilders a Heider. L’agenda di questo tipo di incendiari e’ meramente opportunistica, l’unico dio essendo il potere personale. Non li muove ne’ lo stato ne’ l’idea di nazione. Eppure sono figli della stessa cultura vincente.
CONCLUSIONE
Letteratura, arte, riscrivere su basi diverse una nuova cultura. Esempio, tecnologia liberata, comunicazione orizzontale, oltranzismo. Esplorazione e formulazione di concetti e leggi che recapitolino i capisaldi di una nuova societa’. L’Etica laica (cioe’ che non ha bisogno dell’idea di DIO per essere fondata) ha bisogno di cittadini non di consumatori o di eterni bambini.
Bisogna lavorare su tempi piu’ lunghi dell’immediato. Forse anche ritrovare il carattere comune all’idea di umanita’ e usarlo per sentirsi piu’ liberi di essere al di la’ dell’imposizione dell’avere e del consumare.
(1) E’ interessante notare che l’ordine del giorno Grandi del 24 Luglio consenti’ la deposizione di Mussolini, nel rispetto della legge di allora, approvata dall’unico organo costituzionale che potesse farlo legalmente, il gran consiglio del fascismo. Nel caso del totalitarismo Nazista, posti di fronte ad un analoga situazione l’unica via rimasta all’opposizione nazionalista tedesca per liberarsi di Hitler fu l’assassinio, tentato nel ’44.
Posted on Friday, June 19 2009
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“la stessa espressione “l’Italia agli Italiani” e’ tutt’altro che nazionalista, perche’ da un punto di vista nazionalista la direzione dell’avere e’ errata: sarebbe piu’ corretto “gli Italiani all’Italia”. La Nazione si serve non si possiede”.
Bello veramente bello….
Parlando del tema centrale…
Secondo te come si potrebbe uscire da questo ingranaggio?? Dell’avere e del consumare? Due concetti che sono stati sempre al centro del grande quesito che ha finora stimolato il pensiero umano. Perché la sofferenza e come raggiungere la felicità assoluta? Cercando di trovare la soluzione ci siamo sempre di più incatenati ed identificati all’avere e al consumare.
Da quando l’uomo con l’allevaggio e l’agricoltura ha voluto superare Madre Natura e provedere a se stesso con i propri mezzi, c’è chi tra filosofi, moralisti e religiosi hanno rinnegato l’avere e il consomare, altri l’hanno semplicemente considerato in giusta misura, ed altri ancora l’hanno lodato e rivendicato più di ogni altra cosa al mondo. Ma ambivano tutti, lo stesso ad avere sempre di più, e consommare quanto potevano. Il sistema era già diffuso, ed aveva già contaminato il patto sociale.
Non esiste più una volontà di sopravvivere, che era avere il necessario, e consumare il necessario. Una volontà che stimolava l’innocenza dell’uomo.
Siamo nell’era della volontà di potenza che si giustifica nell’avere e consumare sempre di più. Se l’instinto di sopravvivenza permane, ora non è più salvarsi dal Nulla, ma bensì dal Troppo, sempre in relazione ha chi più ne possiede ai danni di chi ne ha di meno.
Perfino i diritti umani vengono confinati in questa dimensione: Dare, spartire il superfluo dell’avere, per consumare il superfluo. Non andiamo più a caccia, e non siamo nemmeno una preda. Non abbiamo più la forza, e la maestosità del leone, ne la delicatezza e la grazia del sacrificio nobile della gazella. Ma siamo ora il bestiame che genera profiti e averi superflui, consumabili…
Tutto ciò dopo generazioni, e secoli, si è evoluto con la complicità oggi di 6 milliardi di persone, perfino di popoli che se ne erano salvati rimanendo primitivi e devoti a Madre Natura.
L’inferno è questo… Si salva chi intravede il meccanismo e regna per non subire… Invece di regnare per annientarlo per sempre… Ave Madre Natura!!!
Dunque,suppongo che rispondere a questo post richiederebbe un pò più di mezz’ora (Che,in ogni caso,non ho.)
Paragonare l’Italia attuale ad un regime fascista,manca di prospettiva.
Sono 60 anni che continuiamo a portarci dietro una serie di carrozzoni inutili,più o meno dal primo governo “Democratico”.
E quello del Berlusca non è ne’ meglio ne’ peggio.
Semplicemente la parola “Democrazia” è sopravvalutata.
Nessun sistema di governo sfugge alla legge del dna,e nessuna forma di governo porterà in cima quello che è il più adatto a fare gli interessi del paese,porterà semplicemente il più forte.
E niente e nessuno può farci nulla.
Oh beh,certo,a meno che non si voglia modificare il dna :)
Saluti