la palude morta

Quando pensi che a tutto ci sia un limite. Anche al peggio. Eccolo che arriva a passo sicuro, con un bel ghigno in faccia. E come ride.
Chiamalo per nome. Cemento, danaro, consenso. il potere funesto di una classe dirigente il cui risolino e’ gia’ una catastrofe di per se’. Il nuovo cancro italiano ™, servo solo della morte. Della voglia di morte che vi ostinate a chiamare vita.
I crimini di queste tre o quattro generazioni di debosciati italioti sono imperdonabili. Persino la chiesa cattolica definisce l”omissione” peccato mortale.
La mozzarella avete ucciso. I parchi nazionali vi volete mangiare. La Sardegna coprire di cemento, la Sicilia inondare di danaro pubblico violentandone le bellezze per fare contenta Cosa Nostra. Danaro preso dove? Inventato! Tanto il danaro e’ virtuale, una mera unita’ di misura del desiderio, che nella societa’ del consumo si autogenera. Aumentare il desiderio dell’individuo-massa, renderlo cosmico, totale, aumenta automaticamente la disponibilita’ di danaro. E il gioco e’ fatto. Non paga nessuno; pagano tutti. Tranne loro, quelli che vincono sempre. Le carte, che prima erano truccate, oramai nessuno sente neppure il bisogno di tirarle fuori. Una risata, una pacca sulla spalla, “hai perso ritenta”.
Questi italioti sorridenti, dalle rughe tirate, che commentano il “tggi’” la sera, che avranno la badante a cui toccare il culo, che hanno il viagra per scoparsi la puttana anche a 80 anni, che hanno vinto, vinto sempre, perche’ sempre si sono sempre tirati su sul carro del vincitore. Mussolini, il Re, la Repubblica, la DC, la JUVENTUS…
Silla, sul suo carro, ubriaco, che sfila in festa davanti al popolo romano sodomizzando il suo amasio.
I vecchi elettori di 50 anni di cancrena italiana. Solo gli illusi pensavano di levarvisi di torno per “ricambio generazionale”. Voi siete una tempra nuova. Non solo non volete morire, ma per guadagnarvi l’immortalita’ in un modo o nell’altro, avete trasformato la morte in una fogna, l’italia in cimitero. Il vostro lavoro certosino sull’immaginario collettivo ne ha delineato il volto nei dettagli: l’italia non l’avete ammazzata, ma trasformandola a vostra immagine quello che e’ rimasto e’ un sepolcro di nuova concezione. Come quello di Arcore, la cripta di famiglia.
Il problema ha infatti assunto un aspetto metafisico. Voi adorate cose morte. E per le cose vive non accettate una morte naturale. La vostra e’ la morte sottratta alla trasformazione della natura, che da una cosa che muore ne fa mille vive. E’ una morte finale, ferma, che appesta l’intorno per sempre. Il corpo col sondino che lo tiene attaccato al tuo potere, come un vegetale, l’importante non e’ che e’ morto, ma e’ che dipenda ancora da te. Rifiuti speciali piantati ai bordi dell’orto.
Putrida cancrena italiana, fatta di “italiani brava gente”, di carnevali sganasciati di risate fasulle sparati da un tubo catodico in una stanza buia, di detriti buttati ai bordi di ogni strada, solo i detriti per voi oramai hanno un nome, anzi un marchio: il marchio lo riconoscete sul calcinaccio, sulla busta di plastica, sul pezzo di metallo. E’ l’erba che calpestate che e’ anonima.
Nei paesi i contadini sono morti, loro si, da tempo. Ora i vecchi non sanno piu’ nulla. Il loro mestiere e’ stato l’usciere, l’autista di autobus, il portantino, l’impiegato, il poliziotto. Stanno sulle panchine al sole, al bar a giocare a carte, a parlare della partita. Sembrano gli stessi vecchi di prima, i contadini. Quelli pero’ sapevano innestare un albero da frutto, sapevano tirare su le piante nell’orto, fare il pane, conoscevano la fame, il nome delle erbe dei prati. Sapevano tagliare la gola a un agnello o allevare una gallina, avevano fatto la guerra, magari si ricordavano ancora come ti senti ad ammazzare qualcuno quando hai paura. Questi di oggi no. Parlano di calcio, di pensione, di tiggi’ e di veline e sono vuoti, aridi, cattivi.
I ragazzi alla sala giochi, carambolano con il motorino annoiati. La noia di chi aspetta di essere ingozzato di saperi morti a scuola, di vuoto tramite la televisione, di odio per mezzo dei miasmi della piazza, dei giornali, dei modi di parlare della gente. Chi reagisce alla noia, e cerca di creare finisce all’estero o dietro uno schermo a un centralino a lavorare a cottimo. O si fa crescere i capelli e indossa una divisa alternativa o se li taglia per fare il carabiniere, se c’ha la raccomandazione. Comunque si togliera’ dal cazzo o si spegnera’ facendosi ricattare, schiavo di un mutuo o di un contratto da rinnovare ogni 8 mesi. Il figlio del borghese piccolo piccolo puzza di morto.
Voi al potere oggi, voi massoni, non volete morire normalmente, vi fate la tomba d’oro, vi fate un contratto per farvi surgelare il cadavere preparandovi una resurrezione nell’oro. Poco male, se fossero solo cazzi vostri, ma questa trasformazione della morte in morte perenne da cui non nasce nulla, questa chiusura stitica dell’ano fatta regola di vita, l’avete riversata nel paese. Tutti hanno oggi diritto al pacchetto completo: 15 minuti di celebrita’, il lifting pagato dalla mutua e il loculo al cimitero con l’aria condizionata.
L’italiano, oltre che a votare turandosi il naso da sempre, ora, con la gloria della propaganda di stato, stringe anche le chiappe, ingolfandosi di sterco cementificato nelle viscere. Non cedere nulla, non cedere mai. L’italiano, forgiato dalla storia con piu’ stomaco che orgoglio, e’ oggi, ben contento; due zampette e pancia piena di merda, sguardo fiero pronto a tutto guarda ai secoli futuri dal tetto dalla sua BMW comprata a rate. Individualista da sempre, furbetto da sempre, prepotente con i deboli e lacche’ dei forti ha ora alle spalle un dio da adorare fatto a sua immagine e somiglianza, con lo sguardo fiero, il piglio deciso, la battuta oscena pronta, e ovviamente anche il cazzo duro. Si sa’ che una battuta scurrile su Carla Bruni puo’ farti vincere le elezioni.
Benvenuti. Il BELPAESE! Abbiamo Il massone d’oro, adoratore di Mammona. Il tele-papa, che e’ “tanto buono poverino”, il bravo presentatore, che di suo ha solo il sorriso e l’abilita’ manipolatrice del tempo in diretta, il giornalista masticatore di nulla, capace di rivomitartelo con le giuste forme, tette e culo regolamentari, una lacrima in primo piano e il collegamento in diretta. L’italiano ha fabbricato i suoi idoli e ora giulivo corre verso il suo destino, preparandosi a rendere il suo ultimo paesaggio il piu’ possibile simile a se.
L’italia putrida, avvelenata, ridicolmente svenduta, coperta di sterco e bigiotteria non affondera’ nel mediterraneo. Continueremo a sentirne la puzza per parecchio tempo.
Posted on Saturday, March 7 2009
Author: admin
Filed under: Radio
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